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Il condizionamento del potere economico-finanziario e politico sul medico

Il condizionamento del potere economico-finanziario e politico sul medico - Vanni VERONESI

Condizionamento finanziario, sostenibilità della sanità, decapitalizzazione della professione medica, azienda e struttura organizzativa, clinica e cultura tra i temi esplorati durante il quarto mercoledì filosofico, organizzato lo scorso 3 aprile per l’Omceo veneziano. Il problema è che non esiste più la politica, la politica è scomparsa: esistono il consenso e i budget. Ciò che governa è la logica della produttività, dell’efficientismo, dell’ottimizzazione delle risorse.

Il limite economico – ha esordito la presidente dell’Ars Medica Ornella Mancin - è diventato la principale giustificazione per lo snaturamento della nostra professione: è passata l’idea che prima della scienza e dell’etica venga l’economia, che l’economia conti di più. La nostra attività ha perso autonomia perché noi sempre più dobbiamo rispettare i vincoli imposti dall’economia".

Già nel convegno Il potere sulla vita, organizzato dall’Ordine nel 2015 (qui un resoconto), gli esperti spiegavano come il medico non potesse più decidere da solo come curare i propri pazienti e indicavano tre fattori, di tipo epidemiologico, sociale e tecnologico, responsabili del cambiamento: il fatto che si vive mediamente di più e dunque si muore più vecchi, che si convive più a lungo con malattie croniche e che quindi sono aumentati gli anni di disabilità; oltre all'innovazione tecnologica in medicina che ha portato a una pressione non indifferente sui costi "Tendenze – si diceva già allora – che se non saranno in qualche modo arginate faranno saltare il banco della sanità pubblica".

"Prima i medici – ha proseguito la dottoressa Mancin – non si preoccupavano della spesa economica, oggi per noi è, invece, una costante. Da un lato è anche giusto perché non possiamo sprecare le risorse di tutti, dall’altro, però, il problema è che questo orientamento negli ultimi tempi è diventato così pressante che siamo arrivati a quella che Cavicchi chiama la 'medicina amministrata'. Ormai, cioè, ci dicono esattamente quello che dobbiamo fare: è difficile uscire da un binario già prestabilito, di algoritmi, protocolli e linee guida, perché bisogna comunque contenere o ridurre la spesa.”
 
Condizionamento finanziario, sostenibilità della sanità, decapitalizzazione della professione medica, azienda e struttura organizzativa, clinica e cultura i temi esplorati, invece, nella sua introduzione, dal vice dell’Ars Medica, Gabriele Gasparini. “Come già ampiamente declinato dalle 100 tesi del Prof. Ivan Cavicchi tutto ciò che è stato fatto negli ultimi anni – ha sottolineato il neuroradiologo – è stato fatto in nome della sostenibilità. La voce imperante, però, il verbo più ampiamente utilizzato è stato: ridurre. La sostenibilità si è legata così a un continuo e reale definanziamento. Ridurre i consumi di medicina (in ambito clinico, terapeutico, diagnostico), ridurre il numero e il costo dei medici e delle aziende sanitarie. Ma ridurre il consumo in medicina equivale a ridurre le potenzialità professionali del medico intervenendo sull’autonomia del professionista lasciando allo stesso tempo inalterate le sue responsabilità. Il refrain è stato: ridurre la spesa senza ridurre le tasse e trasformare parte dell’assistenza sanitaria in una nuova ed ulteriore spesa per le tasche del cittadino svilendo la professione. La sostenibilità della spesa sanitaria non va nella direzione dell’obiettivo primario della sanità cioè la cura, ma va a soddisfare gli obiettivi finanziari, cioè l’andamento del PIL e della spesa pubblica. La finanza oggi ci domina".

In quest’ottica, allora, si sminuisce anche il valore del lavoro del medico, soprattutto sotto il profilo etico-sociale: il lavoro del medico, infatti, vale solo come voce finanziaria di bilancio, siamo tutti solo un costo. "Oggi – ha proseguito – i medici scappano dalla sanità pubblica: chi può va in pensione, altri cambiano datore di lavoro o addirittura tipo di lavoro. Perché si è arrivati a questo? Perché , come evidenzia Cavicchi, un certo tipo di azienda ha giocato contro un certo tipo di medico. L’azienda è nata per la sostenibilità, ma oggi è l’azienda stessa a essere un problema: si cerca di diminuire il numero delle aziende sanitarie, di accorparle… E’ evidente che l’azienda si sta rivelando inadeguata alla complessità della sanità pubblica".

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11/05/2019 11:39 am

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