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ERNIA DISCALE CERVICALE

VIDEO SCIENTIFICO: CHIRURGIA ERNIA DISCALE CERVICALE
ERNIA DISCALE CERVICALE - Dr. Vanni VERONESI

                             FOTO: RM CERVICALE - ERNIA DISCALE C5-C6.

VIDEO SCIENTIFICO FORMAZIONE ERNIA DISCALE CERVICALE http://www.spine-health.com/video/cervical-herniated-disc-video (LINK ESTERNO AL SITO)

 

Il collo è una parte del corpo molto mobile, l’ampia possibilità di movimento la rende più vulnerabile a una serie di traumi o di disordini che possono produrre dolore o restrizione del movimento.

Per molte persone il dolore al collo è una condizione transitoria che scompare nel tempo. Le patologie della colonna cervicale possono essere la fonte di dolori nella parte alta del dorso, nella spalla, nel braccio e nella mano.

 

La cervicobrachialgia è la presenza di dolore irradiato all’arto superiore. Le cause possono sovente ricercarsi in un’ernia del disco cervicale o nella presenza di becchi osteofitosici che comprimono la radice nervosa. Le ernie discali si possono classificare in ernie "molli" costituite dal nucleo polposo del disco intervertebrale, ed ernie discali "dure" in cui è presente anche la componente osteofitaria.

 

L'ernia del disco cervicale è una sporgenza del disco intervertebrale che se localizzata lateralmente comprime la radice nervosa diretta a uno degli arti superiori provocando la cervicobrachialgia, e se localizzata centralmente comprime il midollo spinale con possibili disturbi alla deambulazione o affaticamento agli arti inferiori, calo di forza agli arti superiori e in alcuni casi il deficit di forza interessa contemporaneamente gli arti superiori e inferiori.

 

La compressione della radice nervosa tipicamente si presenta con dolore, formicolio e debolezza dell'arto superiore, ma quando la compressione interessa anche il midollo spinale ed è significativa, viene compromessa anche la motilità e la sensibilità degli arti inferiori.

 

La spondilosi cervicale è una patologia che riduce i diametri del canale vertebrale (stenosi vertebrale). Il midollo può essere compresso e nella progressione della malattia può presentare un danno permanente. La sofferenza della struttura nervosa determina il cosiddetto quadro di mielopatia spondilosica, con sintomi agli arti superiori, indeboliti, e agli arti inferiori, indeboliti e rigidi con alterazione della deambulazione.

 

La diagnosi

La diagnosi si avvale della vista medica che comprende l’esame neurologico e di alcuni esami neuroradiologici per la conferma del sospetto clinico quali una radiografia cervicale, una Risonanza Magnetica (RMN) cervicale ed eventualmente, in alcuni casi particolari, un’elettromiografia. Nel caso la RMN non sia possibile eseguirla per la presenza di corpi metallici si prescrive una Tomografia Computerizzata (TAC).

 

Terapia conservativa

La terapia medica mira al controllo dell'infiammazione e del dolore. I farmaci più comunemente impiegati sono i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) che associano in proporzioni più o meno diversa. Quando si vuole un'azione più intensa si possono associare cortisonici ed antidolorifici con miorilassanti se è presente spasmo muscolare. Nei casi di sintomatologia invalidante nei piani terapeutici possono essere considerati i farmaci oppiacei. Siccome l'irritazione meccanica prodotta dai movimenti del collo contribuisce a esacerbare i sintomi, risulta efficace per qualche tempo l'uso di un collare. Anche le tecniche fisioterapiche di trazione e la laser-terapia e/o ionoforesi riescono ad alleviare i sintomi.

 

L’intervento chirurgico

Nei casi di compressione con lesione del midollo spinale è indicato il trattamento chirurgico. Nelle compressioni midollari senza lesioni del midollo il caso deve essere attentamente valutato clinicamente e spesso con l'ausilio di esami neurofisiologici. Nel caso di sintomatologia da irritazione del nervo spinale, esaurite le possibilità della terapia conservativa, si rende necessario l'intervento chirurgico.

L'intervento chirurgico prevede la rimozione del disco e degli eventuali osteofiti e il posizionamento di un dispositivo tra le vertebre (cage). L'approccio è solitamente anteriore, cioè nella porzione anteriore del collo, di solito a destra, con un taglio trasversale, se compatibile con il piano chirurgico è eseguito lungo una piega cutanea. Per un approccio a più di due livello il taglio cutaneo è longitudinale al collo. La trachea e l'esofago sono retratti medialmente esponendo la colonna cervicale; si verifica il livello con una radiografia intraoperatoria, si rimuove il disco cervicale. La rimozione del disco intervertebrale e degli eventuali osteofiti avviene con la tecnica microchirurgica (utilizzando il microscopio operatorio) che permette un gesto chirurgico più preciso e delicato rispetto all’esecuzione a occhio nudo.

Dopo aver rimosso la patologia che comprimeva i nervi e/o il midollo spinale, al posto del disco intervertebrale rimosso, si colloca una gabbietta preconfezionata, detta "cage", fatta di vari materiali inerti che viene riempita con osso sintetico. Quando si trattano più dischi contigui, le vertebre interessate possono venir "bloccate" con placche e viti. Le "gabbiette", che sostituiscono il disco, aiutano la fusione delle vertebre che, immobilizzando le vertebre contigue, evita o previene danni sulle strutture nervose.

La degenza è solitamente di 3/4 giorni, dopo l’intervento si utilizza un collare rigido per 40 giorni. E' prevista ua radiografia cervicale di controllo nell'immediato postoperatorio, prima della dimissione, e a distanza di 30-40 gg. Durante la prima visita di controllo dopo la dimissione si valuterà anche la radiografia cervicale di controllo. associata a una valutazione clinica del paziente.

 

04/10/2015 03:27 pm

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