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CHIRURGIA TRADIZIONALE

La chirurgia tradizionale per il trattamento delle patologie spinali comprende un ampio spettro di opzioni chirurgiche.

 

I più importanti avanzamenti nel trattamento chirurgico delle patologie spinali possono essere attribuiti a due principali evoluzioni tecniche, lo sviluppo del microscopio operatorio (vedi foto inizio pagina) e l’utilizzo della strumentazione spinale.

 

L’uso del microscopio operatorio per le procedure neurochirurgiche inizio alla fine degli anni ’60 inizio anni ’70. Oggi, i continui miglioramenti del microscopio operatorio sia dell’ottica e sia della capacità d’ingrandimento, permettono una sicura visualizzazione del campo operatorio e l’identificazione delle strutture anatomiche normali e quelle patologiche ottenendo i migliori risultati possibili.

 

La strumentazione spinale è un termine che comprende una varietà di dispositivi che i chirurghi spinali usano per il trattamento delle patologie spinali. L’uso della strumentazione spinale solitamente richiede il posizionamento di placche e viti in titanio. La strumentazione spinale stabilizza o tiene unita la colonna vertebrale sino a che la struttura ossea del paziente crea una solida fusione.

 

I pazienti, prima della disponibilità di metodi di strumentazione sicura, spesso rimanevano a letto per settimane o semplicemente non avevano alternative sicure per il trattamento della loro patologia. Un altro esempio meno drastico è rappresentato dai comuni interventi per asportazione di ernie discali cervicali. In passato, la procedura chirurgica prevedeva l’asportazione del materiale discale senza posizionare nulla tra le due vertebre o con il posizionamento di osso prelevato dall’anca del paziente quindi con un ulteriore ferita chirurgica e spesso dolori nella sede del prelievo. Nel postoperatorio era necessario utilizzare un collare rigido per 24/24 ore per 3 mesi per ottenenre una guarigione e una fusione ossea.

 

Oggi il disco cervicale danneggiato è sostituito con gabbiette in materiale biocompatibile (cage) o con protesi del disco, evitando quindi dolorosi prelievi di osso dal paziente. In determinati casi si posizionano anche placche e viti in titanio riducendo ad alcune settimane, o non rendendo necessario l’uso del collare nel postoperatorio.

 

18/03/2015 07:23 pm

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SEZIONE FILUM TERMINALE EXTRADURALE - Dr. Vanni VERONESI

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